Ammazzasomari: il calabrone killer più pericoloso

calabrone ammazzasomari - Ammazzasomari: il calabrone killer più pericoloso

Ammazzasomari è il modo con cui i contadini chiamavano il calabrone. Il suo nome scientifico è Vespa crabro, l’insetto è diffuso in tutta Europa, con esclusione dell’estremo Nord, nella zona orientale degli Stati Uniti e in tutta l’Asia centrale fino al Giappone.

Come riconoscere l’ammazzasomari?

Questa specie di calabrone killer è facilmente riconoscile per le sue grandi dimensioni e per le caratteristiche striature rossastre o arancioni che marcano l’addome, mentre il resto del corpo è marrone scuro e la testa è gialla.

Spesso viene confuso col Bombus terrestris, comunemente detto bombo, che invece è totalmente nero, oppure con l’ape legnaiola, la Xylocopa violacea.

Il calabrone è la più grande delle vespe europee e nordamericane, la sua dimensione varia a seconda della sottospecie. La regina mediamente raggiunge i 35 mm di lunghezza, mentre i maschi e le operaie tra i 20 ed i 25 mm. I maschi del calabrone non sono numerosi, il loro compito è esclusivamente quello di accoppiarsi con la regina e proteggere le larve.

Ammazzasomari: il calabrone killer più pericolosoE’ un insetto prevalentemente diurno, predilige il caldo ed è attivo durante la bella stagione fino all’autunno. All’inizio dell’inverno, le femmine cercano un ricovero per andare in letargo mentre i maschi muoiono con il sopraggiungere del freddo.

I calabroni rossi sono praticamente onnivori e si nutrono anche di altri insetti. Per questo avvistare questo insetto assassino nelle vicinanze della propria casa non è un bella presenza.

L’incontro con questi calabroni cinesi o calabroni giapponesi è abbastanza facile poiché tendono a costruire gli alveari in prossimità di insediamenti umani, nelle fessure dei muri, o nelle tegole del tetto, con colonie che possono arrivare a contare fino a 300 esemplari. Il nido è fatto con una pasta speciale, simile ad un cemento impermeabile all’acqua che loro stessi producono masticando il legno ed altri elementi vegetali; si riconosce per la caratteristica forma simile ad una sfera di carta, con un peduncolo all’interno ed un solo foro in basso o laterale.

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I rischi della puntura di questo calabrone killer

Il calabrone killer pur essendo un ottimo predatore è fondamentalmente pacifico e non interferisce con l’uomo a patto che quest’ultimo non lo infastidisca. Tuttavia è uno degli imenotteri più reattivi in caso di minaccia e diventa pericoloso a causa delle dimensioni e della quantità di veleno che può inoculare.

Il nome che gli è stato attribuito dalla gente del popolo, ammazzasomari o ammazzacavalli, deriva dal fatto che più punture contemporaneamente possono uccidere l’animale.

Il veleno iniettato dal calabrone è di origine proteica ed è composto da enzimi che danneggiano i tessuti umani. La puntura, per quanto molto dolorosa, causa in genere solo rossori e gonfiore. La puntura alla gola è invece molto più pericolosa e può causare danni all’apparato respiratorio. I rischi aumentano se nei paraggi ci sono soggetti allergici.

Solo le operaie e la regina possono pungere, perché utilizzano l’organo riproduttivo, i maschi essendone sprovvisti non possono. Se si viene infastiditi dalla presenza di un calabrone bisogna ricordarsi di non provare mai a schiacciarlo perché rilascia un segnale chimico che stimola l’aggressività degli altri membri della colonia.

Disinfestazione da calabroni pericolosi

E’ assolutamente sconsigliato occuparsi della rimozione del nido da questi calabroni pericolosi da soli. Per risolvere il problema in modo rapido, sicuro e duraturo è necessario contattare un’azienda specializzata. L’intervento di disinfestazione da calabroni assassini avviene in genere di prima mattina, quando l’aria è ancora fresca e l’attività dei calabroni è minima.

Effettuare un intervento di disinfestazione in sicurezza è la cosa più importante, per questo gli esperti non si avventurano mai su tetti o scale senza aver preso tutte le precauzioni, proteggendosi con indumenti adeguati ed indossando i dispositivi anti caduta. Quando il nido si trova molto in alto le ditte utilizzano una piattaforma elevatrice che, oltre ad offrire un punto d’appoggio stabile, è manovrabile anche da terra.

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Dopo aver allontanato i calabroni con specifici prodotti che possono essere spray, liquidi o anche fumogeni, si rimuove completamente il nido e si applicano delle protezioni per evitare che altri calabroni possano entrare nella cavità e fare un altro alveare. L’insetticida riduce di molto le possibilità di reazione dei calabroni e solo nei casi veramente gravi si rende necessario uccidere gli insetti.

Quando il nido è situato in posizioni difficili da raggiungere, come ad esempio dentro la cappa di cucina, in fessure o pannelli elettrici, si può applicare l’insetticida gel tramite un’apposita pistola. I prodotti utilizzati dalle ditte specializzate contengono principi attivi a bassa concentrazione che garantiscono interventi sicuri e poco tossici per le persone.

In cosa consiste la prevenzione dalle vespe ammazzasomari?

I calabroni tornano sempre nel luogo dove hanno già prolificato. Le ditte per la disinfestazione si occupano di limitarne lo sviluppo modificando l’ambiente intorno per disorientarli. Il secondo intervento è quello di coprire il più possibile i fori e le fessure; grondaie e muri deteriorati sono infatti spazi ideali dove costruire il nido.
Un modo per evitare la prolificazione di calabroni nelle aree abitate è quella di installare all’aperto delle trappole a forma d’imbuto munite di una soluzione zuccherina all’interno che funge da esca.

Un altro sistema è posizionare un nido artificiale; i calabroni sono animali territoriali per cui se vedono un nido già esistente se ne tengono lontani.
Oggi esistono sistemi di disinfestazione all’avanguardia che utilizzano prodotti certificati dal Ministero della Sanità. Il costo della disinfestazione varia in base alla difficoltà dell’intervento, per questo le ditte per la disinfestazione preparano il preventivo dopo aver effettuato un sopraluogo ed identificato l’entità del problema.

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